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LISA FESTA

Se ti diranno sei finita, non ci credere perché… uno, due… su mille ce la fa!

A cura di Giampaolo Allocco.

Questa storia ha inizio in un banale mercoledì di novembre del 2003 (il 27). In una di quelle sere da cui non ci si aspetta nulla di speciale e in cui anche una festa di compleanno può diventare un evento eccezionale. Ed è proprio per una festa che Lisa, appena ventunenne, si prepara, sperando di sfuggire alla monotonia di una giornata come tante. Bionda, solare, come tutte le ragazze della sua età, fa la modella per la pubblicità e l'hostess durante i congressi.

Ama la vita e ciò spiega il suo soprannome, "Lisa Festa" che si è guadagnata grazie alla sua positività. Lisa cena, poi scende in pista e le luci, la musica, le voci del locale in cui sta festeggiando sembrano renderla eterna. Ma ad un tratto tutto si ferma. Un ictus inatteso la colpisce, lasciandola incapace di muoversi e di parlare.

Lisa, vuoi raccontarci di quella sera…?
E pensare che quel pomeriggio, siccome avevo visto un servizio sugli ictus, avevo chiesto a mia sorella, infermiera professionale: “ Laura ma cos’è un ictus?”. E pensare che dopo dieci ore ero proprio io ad avere avuto il primo ictus. Mi girava la testa, avevo un cerchio alla testa sembravo di essere nella giostra Tagadà, tutto si muoveva e io vedevo tutto ma non riuscivo a comunicare. Poi dopo un paio di orette stavo bene, mi sono ripresa, parlando. Ero in ospedale a Vicenza, non mi hanno lasciato andare a casa, ma dopo ventiquattrore e nessun esame specifico, ho avuto l’ictus più grave che mi ha portato in coma per ventisei giorni.

Oggi come stai? A che punto del tuo recupero sei arrivata?
Sai, Giampaolo, ora come ora sono felice perché parlo. Ero sicurissima di riuscire ad alzarmi dalla carrozzina, anche se ho avuto un lungo percorso riabilitativo. Pensa che io sono rimasta afasica per due anni, avevo gran paura di non riuscire più a comunicare. Noi siamo animali sociali e siamo nati per “ciacolare” e rapportarci con il prossimo. Grazie soprattutto alla mia brava logopedista (darei un premio Nobel a tutte le logopediste), ma grazie anche alle canzoni italiane!

Lisa, che ci racconti del destino? Quante volte lo hai incontrato e se credi d’averlo conosciuto?
Quando sento la parola destino, ho la sensazione di infinito, vedendo un’immagine davanti a me di una lunga strada senza fine. Esiste il destino, esiste la magia, esiste un’ altra vita spirituale dopo di questa, come esiste qualcosa di superiore a noi, onnipresente. Noi siamo destinati a fare ciò che c’è scritto nel nostro destino. Noi non dobbiamo mai piegarci di fronte al nostro destino, ma riuscire a stare sempre a testa alta sicuri di noi. Poi… Nulla accade per caso!

Qualcuno ha scritto: chi taglia il traguardo di una maratona, indipendentemente dal tempo impiegato, ha già vinto. Tu Lisa, sei tornata ad una vita normale dopo una grave malattia, perciò come qualcuno ha scritto hai già vinto due volte.
Cosa ti senti di consigliare a chi oggi viene messo alla prova da queste esperienze di vita? Come si superano i momenti di difficoltà?

Non come una grave malattia, ma come una nuova opportunità. Certo è stata un’esperienza fantastica. Non sarei mai riuscita a fare quello che ho fatto. La fatica ci rafforza, non bisogna mai lasciarci abbattere ma avere sempre fiducia nelle nostre forze. Tanto prima o poi la sofferenza arriva per tutti. E chi ti guarda con disprezzo e superficialità… non dobbiamo sentirci in difetto, non è colpa nostra.
Le anime felici non necessariamente hanno il meglio di tutto. Semplicemente sfruttano al massimo ciò che incontrano sul loro cammino!

Nel tuo libro (Si, No, Miami) hai scritto che quando uno cammina vede tutto dall’alto. Quand’eri in carrozzina sulla tua “Corvette”invece, vedevi il mondo dal basso. Quante cose e quali accortezze la società attuale potrebbe osservare per dare a tutti le stesse possibilità?
Farsi un giro in carrozzina, politici compresi e vedrai che forse cambierebbero certe cose!

Lisa cosa significa per te la disabilità, visto che sulla tua “corvette” (carrozzina) ci sei dovuta rimanere un periodo significativo della tua vita?
La disabilità è una pessima parola che mette in difetto la persona vittima etichettandola da colpevole. La società italiana non porta benefici per le persone che hanno certe difficoltà. Deve andare eliminata dal nostro vocabolario, perché chi più chi meno è una persona fragile e con “disabilità” nella propria vita. Poi non vorrei aggiungere altro perché altrimenti scriverei un altro libro!

Contro ogni pronostico oggi al posto della “Corvette” usi una scattante Mini. Ci vuoi raccontare quali pensieri e che emozioni hai provato quando ti sei resa conto che stavi ricominciando la tua salita verso la vita, quando contro tutti i pronostici medici (e la dottoressa che ti dava per finita) stavi ritornando ad essere la Lisa Festa che tutti oggi conosciamo?
Simpatico il Mister Allocco! Guarda che io ero già emozionata quando ho fatto i primi passi alzandomi dalla carrozzina, poi di conseguenza il mio primo giro in bici e soprattutto quando ho recuperato l’ uso della parola!

E' la forza d'animo che ti spinge ad andare avanti o è comunque necessario porsi un obiettivo?
Entrambi. Bisogna essere grintosi alla vita, morderla anche se a volte troviamo il boccone duro ed è indispensabile porsi dei punti di arrivo. E quando arriviamo, bisogna trovarne altri e altri e altri…

Credere in ciò che si fa, fare ciò in cui si crede? E questa la tua filosofia?
La mia filosofia di vita è amare i sogni e questo meraviglioso mondo agrodolce!

C’è ancora una sfida che hai assolutamente voglia di vincere per te o per qualcun altro?
Ne ho un sacco di sfide o pazze idee… mamma mia!

Nell’immaginario di ogni giovane c’è sempre un poster appeso al muro della propria cameretta con la foto del proprio mito. Qual’è il tuo?
Be’ credo che lo sappiano tutti! Norma Jean Baker Mortenson… ovvero la mia Marilyn Monroe!

Come Marylin, anche tu sei bionda, bella ed entusiasta. Un po' come faceva Marylin, sorridi continuamente mentre parli, contagiando tutti. Raccontaci cosa ti piace del tuo grande mito e dell'America?
A dir la verità io sognavo di diventare un’attrice. Da piccola imitavo tutti in televisione e quando a cinque anni la vidi nel film A qualcuno piace caldo, bellissima e sorridente, volevo diventare come lei. Crescendo l’ho sempre imitata e poi le assomiglio caratterialmente per il suo vissuto.
Nel 1993 sono stata a vedere la commedia dello stesso film e mi sono innamorata di uno degli attori interpreti… ora è diventato Flavio Insinna ma lui non sa nulla ancora che l‘adoro da diciottoanni! Sono timida!!!

Quando ci siamo incontrati, mi hai raccontato che volevi conoscere George Clooney e ci sei riuscita. Poi volevi conoscere Gianni Morandi e ci sei arrivata. A Miami cercavi alloggio e sei finita dentro uno yatch e poi una settimana in un albergo di lusso come ospite per comparire in uno video musicale. Mi chiedo: hai una fortuna sfacciata o una stella che ti segue ovunque? Quali altri sogni o pazzie vuoi ancora realizzare?
A dir la verità non era premeditato l’incontro con George Clooney. Eravamo nello stesso locale a Milano e appena ho saputo che c’era l’attore di ER sono corsa verso lui. Be’ ha baciato me prima della Canalis!

Parliamo di sport, finalmente! Come hai cominciato a correre e perché proprio la corsa rispetto ad altri sport? Possiamo chiederti se Gianni Morandi, che è un tuo caro amico, è complice di questa scelta?

Io non ci riesco a correre ma cammino! Sensazione fantastica sia camminare che correre! Be’ tutta la mia parte destra è più lenta ma non importa io cammino ugualmente e ho concluso la maratona di New York in 7 ore e 16 minuti e 27 secondi!

Perché proprio la Maratona di New York? Sei stata in qualche modo stimolata da lui a correre… la tua maratona?
Facciamo un flashback… 2002, secondo anno fuori corso di università, lingue e letterature americane, esperienza straordinaria a Miami e 2003, estate a New York. Due mesi dopo c’è l’ictus. Quindi ho voluto ripartire da New York, la città-stravaganza, dove sogno è uguale a realtà, è realta che un’emiplegica abbia finito la maratona di New York 2008. Dopo mi hanno portata tre giorni in carrozzina, ma ho la mia medaglia sudata!
Come ti sei preparata, sei stata seguita da allenatori, fisioterapisti, hai seguito qualche tabella?
Quando ho deciso di fare questa follia ho parlato con Nino Basaglia. Lui sa che sono matta una sana follia: siamo dello stesso segno. Sono stata sotto osservazione al San Giorgio di Ferrara, avevo degli specialisti per il mio cuore (sono stata operata nel 2008) e un ottimo medico sportivo. Lui mi diceva che dovevo dimagrire, ma non so come mai lo devo ancora fare!

Quali sport hai praticato prima della corsa (anche per passione o per divertimento)?
Pallavolo, bici, palestra acquagym e tanta festa!

Dopo la Maratona hai scritto un secondo libro di successo dal titolo: Sì, Sì New York!, e naturalmente non poteva mancare la prefazione del tuo grande amico Gianni Morandi. Come hai conosciuto il Gianni Nazionale?
Giannni Morandi mi piaceva di riflesso a quanto piaceva a mia madre. L’ho incontrato varie volte da piccolina, quando andavo ai suoi concerti a teatro con mamy, gli ho fatto il check-in in albergo mentre facevo lo stage a Cusago. Scrissi a C’è posta per Te di Maria De Filippi per ringraziare mia madre che è sempre dolce, ma non avrei mai pensato che mi avrebbe aiutato inconsapevolmente nella mia afasia ascoltando le sue canzoni, in particolare Uno su Mille!
Poi conoscerlo di persona è stato eccezionale, parlargli della mia storia, vederlo come uno di noi, semplice e perfetto… parlargli del progetto di andare a correre la maratona di New York dopo quello che mi era accaduto. Lui è rimasto colpito da me e mi ha firmato la prefazione del mio secondo libro Sì, sì New York! Ma il momento più bello è quando lui ha presentato la mia storia, i miei libri, dentro l’ospedale San Giorgio di Ferrara, diretto dal mitico primario Nino Basaglia che ha curato Federico Fellini, Gianni Bella e Lisa Festa!

Che importanza ha la scrittura per te?
Scrivere è come dipingere una parete bianca. Crei il colore di penna quando hai passione, lo fai per te e ho la fortuna che piace ai miei lettori. Questa confidenza diaristica, molto intima, mi fa stare bene ed è bellissimo che un libro quando si ha bisogno lo si legge e quando non vogliamo lo chiudiamo. Ma se ci chiama pur di finirlo lo continuiamo a leggere!

Come nasce un libro? Qual è il tuo momento ideale per scrivere?
Ho sempre annotato nella mia Moleskine ciò che faccio ogni giorno, pure le persone che incontro, le sensazioni, le emozioni. Trovo affascinante rivedere i diari passati e sorridere su ciò che avevo scritto. Il mio momento ideale è la notte, misteriosa e magica perché percepisci i sogni di ciascuna persona.

Oggi stai scrivendo qualcos’altro di nuovo? Ci puoi dare un anticipazione?
Lei ama Lei… sempre una storia vera

Un libro che avresti voluto scrivere tu?
Tantissimi ma in primis la Bibbia!

Sei un’autrice molto giovane ed incredibilmente molto brava, direi straordinariamente coinvolgente. Cosa consigli a chi vorrebbe di emergere nel panorama letterario oggi?
Ma va! Ruffiano! Grazie comunque! Non so, perché devo ancora emergere, ma sicuramente credere in ciò che si sta facendo con passione, amore e desiderio!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, nel lavoro, nella vita, nello sport?
Sempre i soliti di dieci anni fa… viaggiare credo che sia una cosa magnifica, carriera lavorativa, sperando che per noi giovani ci sia un futuro più brillante, ora lo vedo un po’ sfuocato, vita, amo la vita e le persone che mi amano, sport è natura perciò ci fa stare bene e se stiamo ok viviamo alla grande, ma anche la delizia della buona cucina!

Vuoi lasciare un saluto al popolo della due rocche, magari dai microfoni di radio Bella & Monella durante la tua trasmissione “E’ qui la festa?”
Destino che abbia conosciuto Mister Allocco e se non avessi avuto l’ictus, partecipando poi alla maratona di New York, non avrei conosciuto persone speciali come voi!
Grazie a tutti… Ciao Feston!